#IL QUADERNO DI Nicolas Adnet

Nicolas Adnet - Studio MHNA - Paris, France

Alberghi di lusso, complessi turistici, spa, ristoranti.

1 – Chi è Nicolas Adnet?

Associato con Marc Hertrich nello studio omonimo, Nicolas Adnet iniziò la sua carriera nell’ambito dell’alta moda. La conoscenza di Marc Hertrich gli permise di immergersi nell’architettura di interni e sono soci da 18 anni.

2 – Quando ha scoperto di voler diventare architetto?

Un po’ tardi, avevo quasi trent’anni, dopo aver conosciuto Marc Hertrich. La ricchezza di questo lavoro mi ha colpito come un fulmine e non se ne è mai andati, anzi….

3 – Un punto di riferimento nell’architettura…

Zaha Hadid, un fascino autentico per il gioco e l’equilibrio di curve e volumi, oltre alla sua attenzione per il rapporto esterno/interno.

4 – Se non fossi diventato architetto, mi sarei dedicato a…

La moda, indubbiamente, che è stata e continua ad essere un’autentica passione.

5 – Un difetto e una virtù.

Lo stesso, la curiosità.

6 – Com’è casa sua?

Il nostro appartamento è simile a noi, è organizzato in primo luogo per il benessere ed è caratterizzato da un tono informale che esprime la nostra sensibilità.

7 – La domenica è il giorno per…

Il giorno per il riposo, sia fisico che mentale. È essenziale, in una vita ricca e piena, sapersi fermare.

8 – Un luogo dove cercare l’ispirazione.

I viaggi, i musei, l’opera, la lettura, le passeggiate… Penso che una persona non cerca l’ispirazione, di fatto è la vita che ti alimenta, e durante l’atto creativo tali acquisizioni inconsapevoli ritornano per ispirarti.

9 – Qual è l’ultimo libro che ha letto?

Una romanzo giallo storico ambientato nel Medioevo inglese…

10 – Tra 15 anni…

Sinceramente non posso rispondere a questa domanda, mi piacerebbe solo vivere con tanta passione come oggi… o ancora più intensamente.

11 – Quando pensa all’architettura le viene in mente…

Il contributo, il miglioramento nel benessere che apporterà l’opera.

12 – Matita o computer?

Entrambi. Niente potrà sostituire la mano, la ricerca della linea, del dettaglio, ma il computer offre un’opportunità complementare di creatività così grande che i due sistemi si completano a vicenda.

13 – Come definirebbe il suo lavoro?

Come una passione. È un’attività che vive costantemente in te, in modo consapevole o inconsapevole, ma sempre presente.

14 – Un progetto che le piacerebbe fare.

La scenografia di un’opera.

15 – La sua opinione sull’architettura spagnola.

La Spagna fa parte delle «terre» dell’architettura. Nel corso della sua storia racconta e offre una visione di una ricchezza poco comune, eredità che la trasforma in una terra di accoglienza e in un crogiolo di creatività.

16 – Come si può mantenere uno stile proprio soddisfacendo le esigenze dei clienti? 

Le richieste dei clienti in genere sono fonte di reimpostazioni, scoperte, che ci portano ad un’evoluzione del nostro stile. Non c’è nulla di peggio di uno stile bloccato.

17 – Nell’architettura, cosa le riesce meglio e cosa le risulta più faticoso?

La nostra attività di creazione è un lavoro che richiede di sognare, esplorare, inventare e, al tempo stesso, canalizzare tutte queste energie e prendere decisioni. È un equilibrio sottile che è contemporaneamente il punto forte e il punto debole.

18 – La sua ricetta per il successo.

La passione. Esprimerla, comunicarla. Questa sincerità nella creazione è per me fondamentale nel successo della nostra attività.

19 – Qual è il ruolo dei prodotti naturali nei suoi progetti?

Essenziale. Costituiscono le basi di un progetto vincente. Grazie all’uso degli stessi le forze si equilibrano, riaffermano, propongono il concetto e sono fondamentali per vivere quest’ultimo.

20 – Il suo prodotto preferito di L’Antic Colonial è…

Personalmente mi ha affascinato la collezione di mosaici, per la ricchezza, diversità e ampiezza creativa che offre.

 

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